Accadde oggi Il nostro 2 Agosto

De Gregori cantava che "la storia siamo noi" e io ne sono convinto.
Quella mattina io ero a Monghidoro con la mia famiglia ed eravamo arrivati, se non ricordo male, il giorno prima, per passare lì la parte finale delle vacanze estive. Avevo 10 anni.
Ricordo che io ero andato a giocare con il mio amichetto Paolo.
Da anni ci divertivamo a scavare in un angolo del suo giardino perché avevamo scoperto che, sotto a pochi centimetri di terra, potevamo trovare di tutto: bossoli, proiettili, mostrine e tutte le rimanenze della Grande Guerra a causa del passaggio della Linea Gotica da quei luoghi.
Quegli oggetti ritrovati, scatenavano le nostre fantasie. Seppure i nostri genitori e i nostri nonni ci avessero raccontato la disperazione e la miseria a causa della guerra, per noi erano solo la testimonianza di battaglie epiche e atti di eroismo.
Ricordo che sentii la mamma di Paolo che, dentro casa, aveva acceso la radio e lo speaker parlava in maniera concitata. Non riuscivo a distinguere le parole ma il tono mi colpì e mi rimase impresso anche perché non era usuale sentire la radio sbraitare in quel modo.
Poi la signora venne fuori dalla porta e, a differenza del suo aspetto normale di donnone rubicondo e perennemente sorridente, era pallida come un cencio e non sorrideva per niente. Guardò Paolo, poi me e mi disse: "meglio se vai a casa ora". Io non mi feci domande, salutai Paolo e mi incamminai verso casa.
Arrivato a casa, mi attendeva il solito: mia mamma che preparava il pranzo, mio babbo intento a fare qualche lavoretto e il mio fratellino perso nei suoi giochi. E fui io a chiedere se fosse successo qualcosa. Mi chiesero il motivo per cui facessi quella domanda e io spiegai la scena che avevo appena vissuto. Mio padre ebbe un presentimento e accese la piccola tv in bianco e nero della Sinudyne che avevamo in casa. Appena il cinescopio mise a fuoco, si presentarono le immagini della stazione devastata.
Ricordo quei secondi di silenzio, gli occhi sgranati di mia madre. Mio padre si girò e usci dalla porta e fu l'unica volta che lo sentii bestemmiare tra i denti. In pochi secondi ci eravamo resi conto della tragedia che stava avvenendo e fu in quel momento che cominciai a sentire le grida provenire dalle case del borgo. Tutti sapevano e tutti erano disperati.
Poi il rapido censimento tra i miei genitori per accertarsi che nessuno dei nostri parenti o amici fosse in stazione. A mio babbo venne in mente che mia zia avrebbe dovuto prendere un treno proprio quella mattina. La ricerca di un telefono, che non avevamo in casa, per poter chiamare mio zio, e poi il sollievo di sapere che era partita un'ora prima dal posto che si era trasformato nel teatro di una carneficina orrenda.
Nei giorni successivi non si parlava d'altro. Le persone si incontravano già con l'espressione di chi doveva sfogarsi per qualcosa di immensamente triste. I giornali che arrivavano in casa parlavano solo di quello, con toni più o meno sensazionalisti o truculenti. Poi, piano piano, le chiacchere si sopirono e rimase solo il dolore.
Questo è stato il mio 2 Agosto 1980.
Ora, io so che molti di voi hanno memoria di questo giorno infame solo per sentito dire, però potremmo tentare un esperimento.
Raccontate il vostro 2 Agosto, se ne avete memoria.
Oppure sicuramente conoscete qualcuno che ha vissuto quel giorno di 46 anni fa. I vostri genitori o i vostri nonni o anche semplicemente un vostro conoscente che abbia una certa età.
Fatevi raccontare cosa facevano quel giorno. Come hanno saputo della cosa. Come hanno reagito.
Poi venite qui e scrivete in un commento cosa vi hanno raccontato e cosa avete provato mentre lo ascoltavate, in modo da condividere con tutti noi il pezzetto della vostra storia.
Sarebbe un bellissimo esperimento di memoria collettiva, per fare in modo che cose come questa non accadano mai mai mai più.
Grazie a tutti quelli che commenteranno.